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La scoperta di questa pratica coincide con un momento personale molto delicato: un vero e proprio processo di morte e rinascita. Prima di quel tempo la mia creatività era come me, bloccata, prigioniera del giudizio e dei rigidi schemi della mente e della paura. 

Decisi un giorno di rispondere d’istinto con un getto di colore a uno dei miei attacchi di panico, guardiani di una soglia che chiedeva a tutta voce di essere attraversata. Ho incontrato nella pittura l’occasione preziosa di uscire da ciò che sapevo fare, da vecchie abitudini e persino da me stessa. Il metodo intuitivo allena a farsi più grandi, a lasciare accadere qualcosa di inaspettato su tele e fogli, a fare spazio a ciò che non si conosce ancora.

Da allora è diventato un training importante per me, al centro dei miei percorsi e workshop, proprio per il potere creativo genuino e potente di cui sono capaci pennellate che osano scavalcare ogni progetto. 


Con un fare lontano dalla mente, la pittura intuitiva si fa anche metafora di un coraggio che possiamo esercitare per danzare con la vita, non facendoci cristallizzare nella permanenza di ruoli e circostanze che non cambiano insieme a noi.

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