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Viviamo condotti dal senso logico, da un senso di coerenza e di appartenenza a norme sociali e condivise. Senza accorgerci seguiamo una linea retta con pochissime deviazioni. Questo è frutto di una scelta che qualcun altro ha fatto per noi: alcune possibilità, alcune manifestazioni hanno senso e altre… no. Abbiamo dato per buone queste verità e continuiamo a metterle in pratica nel tempo che viviamo, nella cultura che abitiamo.

L’arte invece “non ha senso”, l’arte rinuncia  a questo senso e ne sposa molti altri che la ragione non può comprendere.

Eppure è talmente radicata in noi quella strada a senso unico che proviamo ad appiccicare all’arte quella morale appresa e allora cerchiamo di dire “l’artista ha voluto dare questo messaggio”, “l’opera ha questo significato”. Seguire questa via significa sempre mantenersi a distanza di sicurezza dall’arte, non farsi contaminare, restare nel territorio noto.

Diversi anni fa un artista di nome Christo ha avuto l’idea insieme alla moglie Jeanne Claude di “impacchettare” giganti monumenti e persino enormi porzioni di paesaggio sotto chilometri di tela. Che senso ha? La critica si è sbizzarrita e mi sono divertita anch’io a rimuginarci su dedicandogli un capitolo del mio libro (“Non mi stanco mai di un cielo azzurro – doni dall’arte” ed Nous). Richiama forse il gesto del prestigiatore che con il suo fazzoletto bianco fa sparire d’improvviso alla nostra vista degli oggetti? O forse è una evocazione del “bubusettete” che facevamo da bambini tappandoci gli occhi e assumendo così un controllo su ciò che esiste e ciò che smette ad un tratto di “essere” per noi?


Tutte belle suggestioni. Ma allora perché lo stesso Christo ci ha detto “non cercate un senso, faccio questo solo perché mi và. Godetevi il paesaggio”?

Allora ti chiedo: davanti a un’opera d’arte hai il coraggio non di non aver fretta, ti doni la possibilità di stare in uno spazio dominato da altri sensi, senza voler subito “capire”, ricondurre tutto a logiche che già conosci?

L’arte prova da sempre a ricordarcelo… ma in questo mondo in cui ogni vuoto va subito colmato, perdiamo l’occasione di mollare la presunzione della mente, arrenderci al gioco, a nuove possibilità e al mistero di ciò che non abbiamo ancora sperimentato.

Che ne pensi? Sei pronta a concederti un tempo di non senso?

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